È arrivato il temuto momento: la vecchia caldaia ti ha abbandonato nel cuore dell’inverno e l’idraulico ti ha confermato che va sostituita con un moderno modello a condensazione. C’è solo un problema: abiti in un condominio e la tua canna fumaria è vecchia, ramificata e non idonea ai nuovi fumi condensati. L’idraulico ti propone la soluzione più rapida, ovvero fare un foro nel muro e scaricare i fumi direttamente in facciata o sul balcone. Ma è davvero legale? Cosa succede se il vicino del piano di sopra si lamenta per l’odore di gas e ti fa causa? In Italia, la regola generale prevede l’obbligo categorico di scaricare i fumi oltre il colmo del tetto. Tuttavia, la legge prevede alcune specifiche deroghe che consentono lo scarico a parete. Scopriamo insieme quali sono, come applicarle nel 2026 e perché l’intervento di un tecnico abilitato è l’unica via per dormire sonni tranquilli.
Introduzione alla Legge 90/2013
Fino a qualche anno fa, forare il muro per far uscire i fumi della caldaia era una pratica comune e tollerata. Oggi, con l’aumento della sensibilità ecologica e le stringenti direttive sull’efficienza energetica, il quadro normativo è radicalmente cambiato.
Il principio cardine è dettato dalla Legge 90/2013 (che ha modificato il D.Lgs. 152/2006): tutti gli impianti termici di nuova installazione o sottoposti a ristrutturazione devono scaricare i fumi di combustione sopra il tetto dell’edificio, utilizzando camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione adeguati.
Eppure, nella complessa realtà urbanistica italiana, e in particolare in città densamente stratificate come Torino, raggiungere il tetto è spesso tecnicamente impossibile o architettonicamente vietato. Per non bloccare l’adozione di tecnologie più efficienti, il legislatore ha introdotto il D.Lgs. 102/2014, che stabilisce una serie di deroghe. Ma attenzione: queste deroghe non sono una libera scelta del proprietario o dell’installatore. Sono “vie d’uscita” normate che richiedono verifiche strumentali, calcoli di distanze (Norma UNI 7129) e un’assunzione di responsabilità precisa da parte di un professionista.
Quando è consentito lo scarico a parete? (Le 4 Deroghe)
Per poter legalmente installare il terminale di scarico sulla facciata dell’edificio, devi ricadere obbligatoriamente in una di queste quattro specifiche casistiche:
- Sostituzione di generatori che già scaricavano a parete: Se la tua vecchia caldaia scaricava già a muro (o all’interno di una canna fumaria collettiva ramificata – CCR – risultata inidonea), puoi mantenere lo scarico a parete installando una nuova caldaia a condensazione.
- Impossibilità tecnica di andare a tetto: Questa è la deroga più utilizzata ma anche la più delicata. Si applica quando non c’è spazio fisico per installare una nuova canna fumaria fino al tetto, oppure quando le opere murarie necessarie sarebbero sproporzionate. Attenzione: questa impossibilità deve essere asseverata formalmente da un professionista abilitato (non basta la parola dell’idraulico).
- Vincoli storici o architettonici: Se l’edificio è sottoposto a vincoli da parte della Soprintendenza (Belle Arti) o se il regolamento edilizio comunale vieta l’alterazione dei tetti per preservare il decoro urbano.
- Edifici storici (Pre-1989): Interventi di riqualificazione energetica in condomini o edifici plurifamiliari in cui non esistono canne fumarie idonee.
Il requisito tecnologico: solo caldaie di Classe 6
Se rientri in una delle deroghe appena descritte, la legge ti impone una condizione tecnologica imprescindibile per tutelare l’ambiente e la salute dei tuoi vicini.
Non puoi installare una caldaia qualsiasi. È obbligatorio installare generatori di calore a condensazione che garantiscano basse emissioni inquinanti. Nello specifico, le emissioni di ossidi di azoto (NOx) non devono superare i 70 mg/kWh, rientrando così nella Classe 6 (la classe ecologica più alta).

Le distanze legali: la Norma UNI 7129
Aver ottenuto il “diritto” di scaricare a parete e aver comprato la caldaia ecologica non significa poter fare il buco nel muro dove capita. L’ostacolo più grande in condominio sono le liti tra vicini causate dai fumi che entrano nelle finestre altrui.
Qui entra in gioco la severissima norma tecnica UNI 7129:2015 (e s.m.i.), che detta le distanze millimetriche di “rispetto” che il terminale di scarico deve mantenere da ogni elemento della facciata. Solo per fare qualche esempio, il terminale deve essere posizionato:
- Ad almeno 40 cm di distanza da una finestra o porta-finestra adiacente.
- Ad almeno 60 cm di distanza in verticale sotto un balcone o una grondaia.
- Ad almeno 220 cm di altezza dal piano di calpestio (se posizionato su un balcone praticabile).
- A debita distanza da angoli, rientranze o tubazioni del gas.
⚠️ Il Rischio Legale
Se il terminale viene installato senza rispettare anche solo una di queste quote, l’impianto non è a norma, non può essere certificato e sarai costretto a spegnerlo in caso di esposto del vicino.
Perché ti serve un Tecnico e non solo un Idraulico?
Il più grande errore che vediamo compiere dai proprietari di casa è delegare l’intera pratica all’installatore della caldaia. L’idraulico ha il compito vitale di montare l’apparecchio a regola d’arte e rilasciare la Dichiarazione di Conformità (D.M. 37/08), ma non è la figura preposta a certificare l’impossibilità di andare a tetto.
In caso di controlli o contenziosi condominiali, la normativa esige una “Dichiarazione Asseverata“ a firma di un tecnico abilitato (Architetto o Geometra). Questo documento ufficiale, che lo Studio 3Dr redige regolarmente per i propri clienti, dimostra nero su bianco:
- L’effettiva impossibilità tecnica o normativa di raggiungere il tetto.
- Il rispetto maniacale delle distanze imposte dalla UNI 7129.
- La corretta scelta della classe ecologica della caldaia.
Senza questa relazione asseverata, che va allegata al libretto di impianto, la responsabilità civile e penale di un eventuale scarico abusivo ricade interamente sul proprietario di casa.
